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Figli


Annullato

Figli, il film diretto da Giuseppe Bonito, racconta la storia di Nicola e Sara, una coppia innamorata e felice. Sposati da tempo, hanno una figlia di sei anni e una vita che scorre senza intoppi. Ma quella che era iniziata come una dolce fiaba romantica si trasforma in un vero incubo con l'arrivo di Pietro, il secondo figlio della coppia. Quella che sembrava una perfetta famiglia media inizia a mostrare i primi squilibri e i due coniugi si ritroveranno a scontrarsi con l'imprevedibile. Iniziano così a emergere vecchi rancori, insoddisfazioni che non riescono più a essere celate e ogni minimo disaccordo sembra essere motivo di litigio.
Anche gli amici della coppia mostreranno l'instabilità che sembra innestare la crescita di uno o più figli, soprattutto se non si è più ventenni. L'unica salvezza sembra essere una babysitter, ma la ricerca è ardua e trovare una che faccia al caso loro sembra un'impresa titanica.
Tra bimbi che piangono, lavatrici, urla e faccende domestiche accumulate, Sara e Nicola riusciranno a superare la crisi generata dalla nascita del loro secondogenito?

Regista

Giuseppe Bonito

Attori

Valerio Mastandrea, Paola Cortellesi, Stefano Fresi, Valerio Aprea, Paolo Calabresi, Andrea Sartoretti, Massimo De Lorenzo, Gianfelice Imparato, Carlo de Ruggeri, Betti Pedrazzi

Durata

97 Minuti

Recensioni


La morte di Mattia Torre è stato un evento che mi ha molto colpito. No, non ero un suo amico: non lo avevo mai nemmeno incontrato, né per ragioni di lavoro né tantomeno per altre. Mi sono sempre piaciute, molto, le sue opere, quello sì, ma non è stato l'unico artista che ammiravo a lasciarci prima del dovuto. Non so esattamente perché ne sono rimasto così colpito: forse per ragioni di prossimità anagrafica, o di composizione familiare (l'altra morte che mi aveva molto colpito, non a caso, è stata quella di Enrico Fontanelli); o forse perché qualcosa, in quello che scriveva, me l'aveva sempre fatto sentire vicino, familiare.
Fatto sta che scrivere di Figli mi ha comportato un particolare coinvolgimento emotivo, e posso solo immaginare quanto sia stato complicato, per i suoi amici, girare questo film. E il fatto che sia così riuscito, il film, è al tempo stesso miracoloso, ovvio, e bellissimo.

Da quarantenne con figli, non puoi non riconoscerti nella storia e nei personaggi di Figli.
Nelle dinamiche che racconta, nei piccoli gesti di affetto quotidiano (le solleticate...), nella lettura delle storia alla sera; nelle feste terrificanti e le cene coi genitori di scuola, e nelle stramaledette chat di classe, che a sentire in giro tutti odiano, ma dalle quali nessuno pare davvero esimersi. Nelle difficoltà di avere a che fare con un neonato - col secondo neonato - e dover rifare tutto daccapo, e con fatica doppia, mentre la vita implacabile va avanti e diventa sempre più complicata. Nelle tensioni tra le due parti della coppia, nelle liti, nei tentativi di pianificazione, nelle fughee nelle riappacificazioni.

Ti riconosci e ridi, certo, perché Mattia Torre ti fa sempre ridere. Ma al tempo stesso ti vergogni. Perché ti riconosci, e ti riconosci nelle isterie, nelle piccole meschinità, nelle ipocrisie e nelle pavidità.
Perché Mattia Torre ha sempre fatto anche quello, mostrarti anche il peggio di quello che sei e hai intorno, ma lo ha fatto tirandosi sempre in ballo in prima persona, bersagliando sé stesso prima degli altri, e così facendo levandoti la possibilità di scansarti, e di ignorare. L'alibi di dire "ma no, dai, quelli non siamo noi."
Puoi solo riconoscerti. Riconoscerti, ridere, e vergognarti. E poi però puoi - devi - riempirti di una piccola, grande speranza che ti scalda il cuore. Perché Mattia Torre quello ha sempre fatto: e non è mai stato cinico, nichilista o distruttivo. Tutto il contrario.

Se non sei quarantenne, o se i figli non li hai, non importa. Ti riconosci lo stesso, se vuoi, nel mondo che racconta Mattia Torre. Che è quello di una coppia, sì, ma è anche l'Italia di oggi, il mondo dove tutti noi viviamo.
L'Italia che, dice Torre, vive nel terrore delle cartelle di Equitalia, è capace di un disamore e di sciatterie sconfortanti, nella quale tutti odiano tutti, dove non si è stati educati a occuparsi degli altri e l'imprinting patriarcale è difficile da scrollarsi di dosso.
Un'Italia in mano a una generazione - quella dei padri dei quarantenni, quella dei figli del boom (e degli ex sessantottini) che hanno avuto tutto senza lasciarci niente - contro la quale a un certo punto Paola Cortellesi si scaglia con una reprimenda irresistibile, cui segue una risposta di raggelante verità, nell'unico momento dove in Figli emerge un pizzico di cattiveria e di rabbia vere, e non solo dettate dalla stanchezza, o dai dubbi sull'amore.

Mi sono allora chiesto se stesse lì, nel ragionare sul paese, quello cui Torre teneva di più in questo suo ultimo film. E ho pensato che sì, lì c'era un senso importante, ma solo e soltanto nella misura in cui quel ragionare era il riflesso di un altro: come è sempre stato nelle sue opere, capaci di parlare allo stesso tempo di tante cose assieme, e di tenere assieme tanti piani.
Il riflesso di un ragionare universale, particolare per i quarantenni con figli, ma anche più privato e intimo di quanto possiamo probabilmente immaginare. E di quell'aspetto privato e intimo, proprio perché tale, non è il caso di parlare, ipotizzare, analizzare.

A un certo punto, la pediatra guru interpretata da Daria Deflorian dice a Valerio Mastandrea e Paola Cortellesi che le cose si possono cambiare solo se vengono accettate. E subito dopo, in un'altra scena, il personaggio della Cortellesi parla di cura, e delle piccole cose che la raccontano.
Ricordarci di accettare ciò che la vita ci mette di fronte per poterlo cambiare (proprio quando a lui è toccato accettare quello che non poteva cambiare in alcun modo); di avere cura di noi stessi, e di chi amiamo, e del nostro paese; dell'importanza enorme delle cose piccole; di imparare a sorridere per spezzare la spirale di un conflitto e abbracciare l'amore: tutto questo è Figli, e la più bella eredità che Mattia Torre potesse mai lasciarci.

Non dovremmo mai smettere di ringraziarlo, Mattia Torre. Come di ringraziare chi ha reso possibile e fatto, questo film. Su tutti, il regista Giuseppe Bonito, che ha avuto il compito più duro, la responsabilità più grande, e l'ha portata avanti. Magari col tremore alle ginocchia, ma un coraggio e una lucidità che in pochi, pochissimi sarebbero stati in grado di avere.

www.comingsoon.it


Trailer



Orari degli spettacoli


Sabato 28 Marzo 2020 Ore 17:15
Sabato 28 Marzo 2020 Ore 20:30
Domenica 29 Marzo 2020 Ore 17:15
Domenica 29 Marzo 2020 Ore 20:30