Cinema David
33028 - Tolmezzo - Udine
Torna all'elenco

Il traditore


Rassegna di qualità


Annullato

Il Traditore è un film di genere drammatico del 2019, diretto da Marco Bellocchio, con Pierfrancesco Favino e Maria Fernanda Cândido.
Il film si impernia sulla collaborazione tra il pentito mafioso Tommaso Buscetta e la giustizia italiana, concentrandosi sul cambiamento di un uomo che decide che le regole del suo gruppo non gli appartengono più e che, sentendosi minacciato, vuole vendicarsi rompendo la regola dell'omertà, diventando ufficialmente un traditore.
Negli anni Ottanta, periodo di massimo potere dei clan mafiosi in Italia, le fazioni di Cosa Nostra e Corleone si contendo la piazza della droga, mantenendo una facciata di amicizia e collaborazione. Tommaso Buscetta, affiliato di Cosa Nostra e conosciuto come "boss dei due mondi", subodora l'imminente guerra tra famiglie e decide di trasferirsi in Brasile, dove potrà seguire i suoi affari in tranquillità. Come ha previsto, dopo la sua partenza iniziano le tensioni e cadono le prime vittime della faida, tra cui due dei suoi figli e suo fratello. Ma Buscetta viene catturato e torturato dalla polizia brasiliana. Il mafioso capisce che sta andando incontro a morte certa quando viene concordata la sua estradizione in Italia. Inaspettatamente, il giudice Giovanni Falcone gli offre una via d'uscita: collaborare con le forze dell'ordine e la magistratura, godendo della protezione dello Stato. Buscetta, che da tempo non si riconosce più nelle azioni violente e senza scrupoli di Cosa Nostra e legato ad un'idea di mafia che protegge la povera gente, decide di accettare, anche per vendicarsi delle rappresaglie e delle persecuzioni a danno suo e della sua famiglia. Diventa così il primo collaboratore di giustizia della storia italiana, rendendo possibile l'istituzione nel 1986 del maxi-processo con 475 imputati nell'aula-bunker di Palermo, dove le sue testimonianze - e quelle di Totuccio Contorno - porteranno alla condanna e all'arresto di numerosi esponenti della mafia, messa per la prima volta a dura prova e sotto i riflettori dello Stato e dell'opinione pubblica.
La criminalità organizzata risponderà con l'assassinio del Giudice Falcone nel 1992 nell'attentato conosciuto come "strage di Capaci", dove oltre al magistrato persero la vita sua moglie e tre agenti della scorta. Buscetta, sotto protezione negli Stati Uniti, tornerà in Italia per onorare il patto con Flacone e testimoniare nel "processo del secolo", dove furono coinvolti Giulio Andreotti, principale esponente della Democrazia Cristiana e grande protagonista della politica italiana nella seconda parte del 1900, e numerosi altri politici, portando quindi alla luce i forti legami tra Stato e Mafia.

Regista

Marco Bellocchio

Attori

Pierfrancesco Favino, Maria Fernanda Cândido, Fabrizio Ferracane, Luigi Lo Cascio, Fausto Russo Alesi, Giovanni Calcagno, Bruno Cariello, Nicola Calì, Alberto Storti, Vincenzo Pirrotta, Goffredo Bruno, Gabriele Cicirello, Paride Cicirello

Durata

148 Minuti

Recensioni


Marco Bellocchio lo aveva detto, che questo suo nuovo film non avrebbe assomigliato a nessuno dei suoi precedenti, ed è vero. E se il paragone più immediato e ovvio è sempre e sicuramente quello con Buongiorno, notte - per via dell’elemento di ricostruzione storico-biografica di un personaggio reale - qui manca un netto scarto immaginifico e onirico che faceva deragliare quel film su Aldo Moro dai binari di una narrazione tradizionale.
Se manca, è perché Bellocchio non l’ha voluto, non certo perché non ne sia capace.
Perché ovviamente Tommaso Buscetta è un personaggio completamente diverso dal Presidente della DC ucciso dalle Brigate Rosse; così come completamente diversi sono gli impatti rispettivi sulla storia del nostro paese. Ma anche perché l’impressione è che Bellocchio abbia voluto fare di Don Masino un personaggio tragico, di stampo shakesperariano, e che quindi richiedeva un tipo di racconto diverso, e più lineare.

Da quando ce lo presenta il giorno di Santa Rosalia del 1980, mentre si aggira con aria preoccupata e pensierosa per i saloni della grande villa che ospita la festa che avrebbe dovuto segnare la pace tra palermitani e corleonesi, e che poi è stata preambolo per la Seconda guerra di Mafia, fino al momento della sua morte, avvenuta vent’anni dopo, Bellocchio racconta il suo Buscetta come un personaggio fatto di ombre, opaco, che non si rivela mai davvero a chi ha attorno a sé - e quindi a noi che guardiamo.
Tranne, forse, in alcuni momenti di luce e trasparenza nei confronti col giudice Falcone, il Buscetta di Il Traditore sembra sempre impegnato in una qualche forma di recita, o di operazione mimetica atta a nascondere qualcosa di sé. O da sé.
È anche per questo, sembra dire Bellocchio nel suo film, che Buscetta andrà incontro all’umiliante interrogatorio nel corso del processo a Giulio Andreotti, che ne demolirà la credibilità di testimone e ne segnerà l’inizio di un declino patetico e inarrestabile.

Supportato da un Pierfrancesco Favino alle prese nell’interpretazione più complessa e riuscita della sua carriera fino a questo momento, e da un cast tutto a livelli altissimi - su tutti il Fabrizio Ferracane che interpreta Pippo Calò, ma anche il Lo Cascio che fa Totuccio Contorno: lo dimostrano le scene che ricostruiscono gli interrogatori del maxiprocesso di Palermo, in assoluto le migliori del film, capaci di unire la forza del dramma e l’aderenza alla realtà -,  Il Testimone è un film lineare, certo.
Semplice, se vogliamo, nella sua forma di racconto: ma forse solo in apparenza, nonostante certi raccordi e certe didascalie narrative un po’ ovvie, quasi più da fiction che da cinema.
Perché Bellocchio non va alla ricerca del colpo d’ala, o dell’introspezione più esplicita e ovvia.
È tra le pieghe di quel racconto, tra i silenzi di Buscetta e tra le sue parole, che si nasconde il senso di un film che non è solo una ricostruzione storica rigorosa e documentata, ma anche una finestra che si affaccia sul mistero, le contraddizioni e i sogni infranti di un protagonista che Bellocchio non giudica mai col metro della facile morale, e con cui non è di certo spietato ma nemmeno indulgente.

Anche gli scarti bellocchiani, allora, si fanno più sottili, sfumati e mimetici. Si vedono e non si vedono, come Andreotti stesso, in mutande, che Buscetta intravede nella sartoria dove andrà a farsi l’abito per il maxiprocesso (senza riuscire, successivamente, a mettercelo, in mutande), in momento quasi sorrentiniano.
Le parentesi oniriche sono limitate allo spazio che gli è proprio, quello del sonno, ora angosciose, ora orizzonti impossibili di speranza. Perché se prima Buscetta andava e veniva tra due mondi, col suo “tradimento” è poi diventato uno che andava e veniva tra due muri, in bicicletta nel corridoio della Questura dove era detenuto per i colloqui con Falcone, e tra la verità e la menzogna delle sue dichiarazioni.
Uno che che aspettava di vedere chi, fra lui e il giudice dell’Antimafia, sarebbe morto prima. È toccato prima a Falcone, a sua moglie, alla sua scorta: ma in qualche modo, nell’attesa dell’inevitabile, una parte di lui se n’era andata con quel giudice che lo conosceva come nessun altro e che aveva dato una nuova dimensione ai suoi “due mondi”: non più Italia e America, ma stato e cosa nostra.

www.comingsoon.it


Trailer



Orari degli spettacoli


Giovedì 19 Marzo 2020 Ore 20:30