Cinema David
33028 - Tolmezzo - Udine
Torna all'elenco

Arrival


Dodici misteriose astronavi extraterrestri, soprannominate "gusci" da parte dei militari degli Stati Uniti, appaiono in tutta la Terra. Non è chiaro il motivo per cui siano arrivate o se vi sia una logica dietro la scelta dei luoghi dell'atterraggio. La linguista Louise Banks viene selezionata per far parte di una squadra speciale di esperti istituita per tentare di comunicare con la specie aliena nel sito di atterraggio del Montana. Ha l'incarico di chiedere agli alieni da dove vengano e quali siano le loro intenzioni. Fanno parte della squadra anche il fisico teorico Ian Donnelly e il colonnello Weber dell'esercito statunitense.

La squadra ha il primo contatto con una coppia di alieni, che chiamano "eptapodi" per via dei sette arti di cui sono provvisti: Ian li soprannomina "Tom" e "Jerry". Louise conclude che la comunicazione bidirezionale in linguaggio parlato degli alieni sarebbe impossibile: tuttavia, scopre che essi possono comunicare visivamente attraverso la loro lingua scritta, basata su simboli circolari con componenti tra loro collegati. Con l'aiuto di Ian comincia ad analizzare i simboli fino a costituire un vocabolario di base, per poter formulare domande complesse quali il motivo della loro discesa sulla Terra. Come Louise comincia a diventare più abile nel linguaggio alieno, inizia a sperimentare dei sogni lucidi di se stessa con la figlia.

Louise spiega che esiste una teoria secondo la quale la lingua che si usa è in grado di influenzare i pensieri, "riprogrammando" la mente, e sperimenta che l'apprendimento della lingua degli alieni, che hanno una differente concezione del tempo, le permette di avere visioni del futuro.

L'ambiguità nella traduzione diventa un problema drammatico quando, rispondendo alla domanda di Louise su cosa vogliano, gli alieni comunicano simboli traducibili come "offrire armi", che vengono interpretati in modi diversi dagli esperti nei vari Paesi in cui gli alieni sono atterrati. Alcune nazioni con le quali erano inizialmente stati condivisi dati e analisi chiudendo le comunicazioni, ritenendo il messaggio una minaccia, e si preparano ad attaccare. Alcuni soldati statunitensi, a seguito delle crescenti paure alimentate anche dai media, decidono di ribellarsi e installano una bomba all'interno del guscio. Louise e Ian, ignari del dispositivo, tornano sull'astronave dove gli alieni mostrano loro un'immagine costituita da centinaia di simboli. Tom si ritira subito prima dell'esplosione, mentre Jerry rimane e spinge Louise e Ian fuori dalla stanza, salvandoli.

Entrambi si risvegliano nel campo base mentre la nave aliena si allontana. Ian realizza che l'insieme dei simboli appena mostrati si riferisce al concetto di tempo e che si tratta solo di una frazione del regalo offerto dagli alieni: le nazioni dovrebbero cooperare per comprendere l'intero messaggio.

Nel frattempo la Cina si prepara ad attaccare il guscio presso il suo territorio e Russia, Pakistan e Sudan seguono subito dopo il suo esempio. Il generale Shang dà un ultimatum annunciando che l'esercito cinese distruggerà il guscio se questo non abbandonerà il territorio cinese entro ventiquattr'ore. Louise si precipita di nuovo a comunicare con gli alieni e incontra Tom, il quale le rivela che Jerry sta morendo.

Quando Louise torna al campo, questo è in corso di evacuazione in previsione delle ostilità che seguiranno l'attacco cinese che avrà luogo a breve. Louise ha una nuova visione: è a una celebrazione delle Nazioni Unite per commemorare la visita degli alieni 18 mesi più tardi. Si vede ringraziata dal generale Shang per averlo convinto a cambiare idea e sospendere l'attacco dell'esercito cinese. Shang le spiega che lei aveva chiamato il suo numero di cellulare privato, mostrandoglielo e rivelandole il contenuto del messaggio. Tornata al presente, Louise ruba un telefono satellitare dalla base e chiama il generale. Grazie alla visione, Louise è in grado di riferire a Shang il messaggio, convincendolo a cessare le ostilità e riprendere la collaborazione. Le altre nazioni seguono l'esempio. I gusci scompaiono infine nel nulla.

Al momento di lasciare la base, Ian confessa il suo crescente amore per Louise.

it.wikipedia.org

Arrival

Regista

Denis Villeneuve

Attori

Amy Adams, Jeremy Renner, Forest Whitaker, Michael Stuhlbarg, Tzi Ma, Mark O'Brien

Durata

116 Minuti

Recensioni


Sembra proprio che oggi, la fantascienza, non la si possa fare se non ci si mette in mezzo la filosofia. Che in uno spettro ideale che va dagli Ultimatum alla Terra e La guerra dei mondi degli anni Cinquanta e Tarkovskij, si debba stare necessariamente, il più possibile, a ridosso del secondo. L'esempio più recente è ovviamente quello di Interstellar, e l'ennesima conferma arriva - pun not intended - anche da Arrival
"Lo Spielberg di Incontri ravvicintati che incontra il cinema di Terrence Malick," aveva raccontato Alberto Barbera, dimenticandosi però di sottolineare la preponderanza solenne (ed estetizzante) del secondo, che penalizza e mortifica un po' la relativa penuria della meraviglia puramente e magicamente infantile e cinematografica del primo.

A Truffaut bastavano cinque note cinque per comunicare con gli alieni, qui la linguista Amy Adams deve sudare sette camicie per decifrare un linguaggio scritto che pare un incrocio tra il cerchio lasciato da una tazza di caffé su una tovaglietta bianca e il logo di The Ring.
Già, perché la scrittura degli chtuliani eptopodi del film di Villeneuve è circolare, come circolare è il loro modo di pensare, e il loro rapporto con quel tempo che per noi è lineare. E quindi, siccome si cita esplicitamente l'Ipotesi di Sapir-Whorf (secondo la quale, in soldoni, la lingua che si parla influenza direttamente il modo di pensare), ecco che lentamente alla Adams si rivela il vero dono degli alieni, capace di causare i paradossi utili alle sottolineature filosofiche di cui sopra, che mescolano le acque della fantascienza come i flashback e forward che costellano il racconto.

Tanta scienza, piazzata in maniera divulgativa ma mascherata da qualcosa di più, un gran potenziale metaforico annacquato dal contaminarsi del genere col l'autorialità dal pensiero profondo, molto bel cinema, in Arrival.
Villeneuve è bravo, e lo sappiamo; gira bene, azzecca cose notevoli, immagini e situazioni di grande efficacia (non ultime quelle degli alieni e della loro "calligrafia"). Peccato non si sia limitato a raccontare l'importanza del dialogo, della comprensione reciproca, di una lingua comune, ma abbia abbracciato le tendenze più pompose che portano a focalizzarsi (spesso con sfocature d'artista) su esistenzialismi non sempre davvero necessari, messi lì per darsi un tono.
Se il canadese avesse guardato più alla voglia di stupire di Spielberg, che alle pedanterie filosofiche e new age di Malick e derivati, Arrival sarebbe stato molto più di quello che è: sarebbe stato, forse, un grande film.

www.comingsoon.it


Trailer



Orari degli spettacoli


Venerdì 3 Marzo 2017 Ore 20:30