Cinema David
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Contromano


Rassegna di qualità



Contromano, il film diretto da Antonio Albanese, vede protagonista Mario Cavallaro, cinquantenne milanese preciso e abitudinario: si sveglia tutte le mattine nello stesso modo, nella stessa casa, nello stesso quartiere, nella stessa città, beve lo stesso caffè nello stesso bar e apre il suo negozio senza mai tardare di un solo minuto. È questo, per lui, il bello della vita: le cose che non cambiano, che rimangono uguali, le abitudini. Una routine prestabilita e rassicurante che lui non ha alcuna intenzione di cambiare. L'ordine, la precisione, la puntualità, il rispetto, il decoro, la voce bassa, lo stare ognuno al proprio posto sono i valori cardine della vita di Mario, convinto che il segreto di una società civile sia il rispetto della disciplina.

La monotona vita di Mario si divide tra i suoi due luoghi del cuore: il suo prestigioso negozio di calze, ereditato dal padre, e il terrazzo di casa dove coltiva un orto, unica passione che si concede. Terrorizzato al solo pensiero di apportare dei cambiamenti alla propria vita, è facile capire il suo sgomento quando viene a sapere che il suo vecchio bar di fiducia, dove beve sempre lo stesso marocchino dallo stesso inconfondibile sapore, sta per essere venduto a un egiziano, all'"egiziano del kebab", e, come se non bastasse, davanti al suo negozio si piazza Oba, un giovane senegalese venditore ambulante di calzini, che inizia a minacciare l'attività di Mario con le sue offerte altamente concorrenziali. Ma quel che è troppo è troppo, e decide di agire per "rimettere le cose a posto". Così escogita un piano semplice quanto folle: decide di rapire Oba e riportarlo a casa sua.

Un viaggio Milano-Senegal di solo andata. Anzi, la reputa un'idea geniale: se tutti lo facessero, riportandoli in patria uno a uno, il problema dell'immigrazione sarebbe risolto. Il film prende così la piega di un paradossale on the road, che si complicherà ulteriormente con l'entrata in scena di un terzo personaggio che, se possibile, rende ancora più assurda la situazione in macchina. Oba acconsente alla sua "deportazione" solo a una condizione: Mario deve riaccompagnare a casa anche la sorella di lui, Dalida. Fin qui tutto bene, se non fosse che Mario, non appena vede la bellissima ragazza, se ne innamora perdutamente. E anche Oba e Dalida sembrano non raccontarla giusta sulla loro parentela... Sarà l'inizio di una serie di guai seri e rocamboleschi o di una nuova, assurda armonia?

Regista

Antonio Albanese

Attori

Antonio Albanese, Alex Fondja, Aude Legastelois, Daniela Piperno, David Anzalone

Durata

102 Minuti

Recensioni


È una singolare coincidenza che escano contemporaneamente due film italiani che scelgono di affrontare temi difficili, impegnativi e molto presenti nella vita contemporanea con l'arma dell'ironia e della leggerezza. Ci riferiamo a Io c'è, che parla dell'importanza della religione e del bisogno di credere in qualcosa (qualsiasi cosa), e di Contromano, con cui per l'occasione Antonio Albanese torna alla regia 16 anni dopo Il nostro matrimonio è in crisi, per confezionare una fiaba surreale sul nostro razzismo quotidiano e i problemi dell'immigrazione. Entrambi, però, nonostante l'onestà e le buone intenzioni dei realizzatori, finiscono in modi diversi per combattere con armi spuntate una realtà che è sempre un passo avanti in direzione dell'orrore.

Questo non significa che non ci siano spunti e idee, in questo lungometraggio scritto a più mani (tra cui quelle del disegnatore satirico Makkox), che colgono nel segno, a partire dal promettente inizio, dove nel protagonista intravediamo l'ordinario e inconsapevole razzismo del brav’uomo che, vittima della martellante propaganda elettorale e delle allarmistiche notizie diffuse dai media, comincia a pensare che gli immigrati siano davvero troppi e che sarebbe meglio riportarli a casa loro, magari uno alla volta.

Del resto chi non si è mai sentito "circondato" nella vita quotidiana? Fuori dal supermercato, per strada, al semaforo, in spiaggia, costretto a dire no cento volte al giorno a persone che suscitano umana pietà ma che finiscono per dare fastidio anche a chi razzista non è mai stato ma non sa che fare ed è consapevole che una semplice elemosina non risolverà il problema. Figuriamoci poi se la persona in questione è un abitudinario come il protagonista Mario Cavallaro, che vorrebbe che le cose restassero sempre uguali ed è destabilizzato da qualsiasi cambiamento. Per un uomo così è un vero e proprio trauma il fatto che il bar in cui fa colazione da trent'anni venga venduto a un egiziano e la goccia che fa traboccare il vaso è quando davanti al suo storico negozio di calze e cravatte si piazza un concorrente sleale extracomunitario che vende calzini a pochi euro.

Solo e triste, Mario nasconde sotto la corazza burbera un animo gentile, che si manifesta nell’amore che riserva al suo orto. Gli immigrati gli fanno fastidio, in fondo, perché rappresentano il tempo che passa e il mondo che cambia, e sono la prova evidente di uno squilibrio per lui innaturale: se ognuno restasse nel posto in cui è nato, è il suo ragionamento, tutto sarebbe perfetto. Da lì parte una specie di raptus, che lo spinge a rapire il giovane per riportarlo casa sua. Le cose si complicano quando entra in gioco la fidanzata del ragazzo, che lui spaccia per sorella. E’ proprio lei, bella, dolce e incantatrice, a sedurre il pover’uomo, offrendogli la possibilità di riportarne in Senegal due al prezzo di uno.

Chissà se sono farina del sacco di Makkox (magari sbagliamo, ma pensiamo di sì), le due immagini – belle e significative, che aprono e chiudono il film. Due movimenti in direzioni opposte e che racchiudono il senso di questo on the road: all’inizio la mdp scende dall’alto su un’Italia disegnata per terra, che emerge man mano che qualcuno spazza le foglie da cui è coperta e su cui trovano posto dei bambini . Alla fine, la mdp si allontana dalla terrazza dell’appartamento fino a mostrarci il nostro mondo, piccolo e luminoso, dallo spazio. In questa cornice è racchiusa la storia di un incontro e di uno scambio, anche di luoghi, controcorrente e contromano, che saggiamente affianca al protagonista due ragazzi che non sono presentati come due santi, ma come esseri umani con le loro tentazioni e i loro lati oscuri. Però qualcosa, negli ingranaggi di questa esile commedia, sembra non funzionare. Forse una struttura così favolistica non regge le ambizioni di dire molto e suggerire altrettanto, inserendo nel film momenti che – soprattutto nel finale – risultano prevedibili.

Ed è un peccato, perché ci sono cose davvero belle e giuste in questo invito a conoscersi e a guardarsi in faccia, in un momento in cui perfino soccorrere degli esseri umani in difficoltà è diventato un crimine. Noi vogliamo un gran bene a quell’omino dallo sguardo buono e dal sorriso luminoso che da anni ci fa ridere e pensare, e che risponde al nome di Antonio Albanese, ma  c'è poco da fare: più che questo suo versante malinconico e un po' Kaurismakiano, è purtroppo ancora l'apoteosi della volgarità criminale di Cetto La Qualunque a rispecchiare con lucida chiarezza i tempi in cui viviamo.

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Trailer



Orari degli spettacoli


Giovedì 13 Dicembre 2018 Ore 20:30