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Don't worry


Cineforum



Don't Worry, il film diretto da Gus Van Sant e tratto da una storia vera, vede protagonista John Callahan, un uomo che ama la vita, dotato di uno humour spesso fuori luogo e con un grave problema di alcolismo.
Dopo essere rimasto vittima di un tragico incidente stradale causato da una sbornia notturna, l'ultima cosa che John vuole fare è smettere di bere. Eppure, sebbene controvoglia, accetta di entrare in terapia, incoraggiato dalla sua ragazza e da un carismatico sponsor.
In questo contesto, Callahan scopre di avere un grande talento nel disegnare vignette satiriche e irriverenti. Ben presto i suoi lavori vengono pubblicati su un quotidiano, procurandogli un vasto numero di ammiratori in tutto il mondo e regalandogli nuove prospettive di vita.

Regista

Gus Van Sant

Attori

Joaquin Phoenix, Rooney Mara, Jonah Hill, Jack Black, Mark Webber, Udo Kier, Rebecca Rittenhouse, Beth Ditto, Kim Gordon, Carrie Brownstein, Emilio Rivera, Ronnie Adrian, Angelique Rivera, Rebecca Field

Durata

113 Minuti

Recensioni


Verrebbe da chiedersi che discorso stia portando avanti, Gus Van Sant, negli ultimi anni. Quegli anni che vanno all’incirca da Milk in avanti. La risposta, forse, è: esattamente lo stesso che percorre dagli inizi della sua carriera.
È il discorso relativo all’affermazione della propria individualità, per quanto eccentrica o anomala che sia, nel rispetto della convivenza organica di tutte le forme dell’essere e delle relative espressioni. Un discorso che racconti della difficoltà che esiste nel cercare di liberarsi dalle costrizioni, dai legacci, dai dogmi.
Nel caso di John Callahan, il protagonista di Don’t Worry He Won’t Get Far on Foot, le costrizioni che lo riguardano sono davvero importanti: il suo alcolismo, i traumi e i sensi di colpa legati all’infanzia che l’hanno causato, e ancor di più quello stato di paralisi nel quale versa dopo un incidente d’auto nel corso di una notte troppo brava.
Eppure, niente di tutto questo riesce a fermare questo ragazzo di Portland dal carattere fin troppo vivace e dall’umorismo pungete e scorretto: anzi, proprio la sua vivacità e il suo senso dell’umorismo - la sua individualità, appunto - saranno la chiave per la sua riscossa.

Mescolando i piani temporali, e affidandosi tanto al talento di Joaquin Phoenixquanto ai cartoon del vero Callahan, Van Sant ne racconta la caduta drammatica, i danni irreparabili, ma anche la risalita, che avviene nel segno di una determinazione figlia del dolore - ma mai patetico e tanto discreto da risultare quasi invisibile - e di una leggerezza che non vuol dire affatto scarso impegno o mancanza di responsabilità, ma che è anzi una forza positiva e propulsiva che aiuta a superare le difficoltà della vita. Che, nel caso di Callahan, non sono poche.
Aiutato dal suo sponsor degli Alcolisti Anonimi, dai 12 passi, da una donna giovane e bellissima che si lascia conquistare dal suo spirito indomabile e irriverente, Callahan sorride alla sua vita, corre come un passo sulla sua sedia a rotelle elettrica e se cade si rialza, avendo imparato che a forza di lamentele e di autocommiserazione non si va da nessuna parte. Anzi.
Libero dalla paura, Callahan è così anche libero di esprimere senza censure una creatività che lo porterà a diventare uno dei cartoonist più apprezzati d’America, uno di quelli che oggi, con la cortina di piombo del politicamente corretto a tutti i costi che ci toglie il respiro, non si sarebbe forse potuto affermare.

Proprio come il suo protagonista, Van Sant racconta una storia vera - che originariamente avrebbe dovuto vedere Robin Williams, che di Callahan era un grande ammiratore, come interprete - con la stessa leggerezza spensierata, libero dai dogmi imposti indirettamente da chi lo vorrebbe sempre come ai tempi di Gerry e di Elephant, o di chi non ne apprezza la recente svolta quasi mainstream.
Gira con uno stile che supera le convenzioni e le retoriche, e le costrizioni del patetismo, così come quelle opposte per le quali un protagonista deve diventare necessariamente anche un santo. Si apre anche, prendendosi qualche rischio, a una forma di spiritualità laica che è poi quella affrontata dal suo protagonista nel corso del lavoro svolto con l’AA, e non esita a punteggiare in qualche occasione il film con quelle particolari attenzioni queer che gli son proprie.

Cos’è, allora, Don’t Worry? Non solo una celebrazione del suo protagonista, cui pure Van Sant non nasconde mai di volere un gran bene. Forse di più quella della sua volontà e del suo spirito, che si tramuta in un incoraggiamento a fare ciò che tutti noi dovremmo fare per vivere una vita più felice e sentirci più realizzati: smetterla di lamentarci e sentirci vittime, trovare nel mondo che ci circonda stimoli e aiuti, la forza di perdonare e di avere rispetto per gli altri e noi stessi, sorridere di fronte ai problemi e agli impedimenti ed esprimerci liberamente, per trovare così soluzioni giuste, che sono sempre possibili. O quasi.

www.comingsoon.it


Trailer



Orari degli spettacoli


Giovedì 6 Dicembre 2018 Ore 20:30