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Hammamet


Hammamet, film diretto da Gianni Amelio, è incentrato sulla figura di Bettino Craxi, come politico e come uomo e racconta un capitolo critico della storia d'Italia. A distanza di 20 anni dalla morte di uno degli uomini politici più importanti della Repubblica Italiana, Amelio riporta a galla il nome di Craxi, un tempo sulle testate di tutti i giornali e oggi occultato silenziosamente sotto strati e strati di sabbia. Bertino Craxi, un nome che molti non vogliono ricordare, che intimorisce altri e che altri ancora vorrebbero cancellare, forse per sempre. Il film, basato su testimonianze reali, è un thriller fondato su tre tappe. Il re caduto: il primo socialista con l'incarico di Presidente del Consiglio dei Ministri, indagato poi nell'inchiesta Mani pulite. La figlia che lotta per lui: Stefania, istitutrice della Fondazione Craxi, volta a tutelare l'immagine del padre. Infine, l'ultimo capitolo, il terzo, dedicato a un misterioso giovane, che entra nell'ambiente politico della famiglia Craxi, provando a demolirlo da dentro.

Regista

Gianni Amelio

Attori

Pierfrancesco Favino, Livia Rossi, Luca Filippi, Silvia Cohen, Omero Antonutti, Renato Carpentieri, Giuseppe Cederna, Claudia Gerini

Durata

126 Minuti

Recensioni


Un bambino infrange un vetro con la fionda. Subito dopo, il 45° congresso del Partito Socialista Italiano: quello del 1989 all' ex Ansaldo, quello con la piramide di Filippo Panseca, storico scenografo dei congressi craxiani; quello del rilancio del riformismo e della sesta elezione di Craxi alla segreteria, con le proverbiali percentuali bulgare.
Lì, il Presidente incontra il socialista onesto e balbettante di Giuseppe Cederna, amico di lunga data che lo mette in guardia sui rischi che corrono - lui, Bettino, e tutto il partito - continuando in quel modo, ovvero con le tangenti.  Per tutta risposta, Craxi lo bolla sarcasticamente come "anima bella" e lo lascia al suo destino.
Infine, la villa in Tunisia, dove il Presidente si muove stanco e malato come un vecchio leone non ancora domo, ma fin troppo consapevole che le campane a morto che saranno a un certo punto evocate, suoneranno presto per lui.

Una manciata di minuti, e Amelio sintetizza con precisione essenziale la vita di Craxi, e i temi di Hammamet.
Craxi l'iconoclasta, l'inventore del personalismo spettacolare. Craxi il leader titanico colpevole però di aver tradito il socialismo; e infranto la legge. Craxi il condannato, l'esiliato, il contumace. Craxi dal corpo in disfacimento, ma dall'intelligenza sempre vivissima e audace, capace di parlare di quanto era accaduto e stava accadendo in Italia alla fine del secolo scorso in un modo che sembra riecheggiare l'oggi: quando ragiona sulla sostituzione dalla parola "popolo" con la parola "gente"; quando si chiede se oramai le leggi, invece del Parlamento, siano dettate dalla gente, o dalla magistratura; quando parla di "una rivoluzione falsa come i suoi eroi".

Il Craxi di Amelio (che poi lui lo chiami, per tutto il film, solo "Presidente" è per noi del tutto irrilevante) non è una vittima e non è un farabutto. È quello che è stato: un grande protagonista e innovatore della politica italiana, come da allora non ne abbiamo più avuti, a dispetto di innumerevoli tentativi d'imitazione (anche recenti); una "vittima di sé stesso, del suo orgoglio e della sua arroganza", che le sue colpe le ha scontate "da vivo".
Colpe che Amelio non trascura affatto, né minimizza. Anzi, rende ossessive e opprimenti proprio perché non tanto riguardanti quelli che Craxi chiamava "i danari", ma la vita di un amico, di un compagno, di un partito e di un ideale; un peso morale che il regista sceglie, shakespearianamente, di affidare a un fantasma in carne e ossa, che irrompe nella villa di Hammamet non tanto per vendicarsi di qualcosa, ma per tormentare.
E a quel fantasma in carne e ossa, alla reificazione della sua colpa, Craxi si aggrappa come a un figlio, perché di quei peccati e di quelle colpe era il padre. E questa responsabilità, in Hammamet, non la scansa mai.

L'agonia di Craxi raccontata da Amelio è ovviamente quella della Prima Repubblica, e di un modo di fare e intendere la politica. Di più: della politica stessa. Basti vedere come Craxi reagisce quando nel film si evoca quel Berlusconi che era sceso in campo per occupare lo spazio lasciato vuoti da lui e dal resto di una classe politica spazzata via da Mani Pulite.
Tutto quello che il Presidente può fare, è stare lì, prigioniero di sé stesso, confrontandosi col suo passato e le sue azioni che trovano traduzione concreta e fisica nei vari personaggi che incontra: il politico democristiano di Carpentieri; l'amante di Claudia Gerini; i turisti italiani che pare vogliano replicare la scena del Raphael in Tunisia. Facendo i conti con la sua eredità: politica, morale, familiare, in un film dove è centrale il rapporto del Presidente con la figlia. E peccato che la pulizia e l'intelligenza dei dialoghi del film sia troppo spesso penalizzata dall'atonalità con cui il regista si ostina a far recitare i suoi attori più giovani.

Amelio ha parlato di western, di melodramma, di thriller. Ma quella di Hammamet è una tragedia, e come tale va presa.
Da questo punto di vista, allora, pare avere senso perfino quella svolta improvvisa e metafisica, tra Fellini e Bellocchio, che si ritrae dalla realtà e parla d'altro (del sogno della redenzione, dell'incubo della condanna), e fa sparire in una tasca le verità mai raccontate ad altri dal Presidente cui si è alluso in maniera un po' troppo furba.
È comunque un passo indietro, quello di Amelio a quel punto del film. Un passo indietro che rischia di essere anche passo falso, e farlo inciampare proprio in dirittura d'arrivo.
Se non cade, è in virtù della forza, del pathos, della complessità così ben dissimulata di tutto ciò che era venuto prima. Della capacità di ragionare sulla storia in anni un cui ragionare e studiare la storia sembrano essere passati di moda. Del ritratto pieno d'umanità ed empatia, della capacità di riconoscere i meriti anche raccontando le colpe.

D'altronde, lo dice bene proprio il Craxi di un Favino impressionante, capace di non perdersi mai nei meandri della maniera che sono lì a un passo, ma che non sono nemmeno sfiorati, e che si aggrappa con intelligenza a quello che c'è sotto al trucco e dentro l'uomo e l'attore: "Che coraggio c'è a parlar male della gente, a spargere veleno?".  
Ancora una volta, Amelio sembra parlare del mondo e della politica dei nostri giorni. E allora, forse, un po' di rimpianto per quell'uomo e quella politica c'è. "Che te ne fai della lealtà di uno stupido?": sono sempre le parole del Presidente. Lealtà, onestà: in fondo sono la stessa cosa.

www.comingsoon.it


Trailer



Orari degli spettacoli


Venerdì 14 Febbraio 2020 Ore 20:30
Sabato 15 Febbraio 2020 Ore 20:30
Domenica 16 Febbraio 2020 Ore 20:30