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I am not your negro


Rassegna di qualità



Raccontato interamente con le parole di James Baldwin, attraverso il testo del suo ultimo progetto letterario rimasto incompiuto, "I am not your negro" tocca le vite e gli assasinii di Malcom X, Martin Luther King Jr. e Medgar Evers per fare chiarezza su come l’immagine dei Neri in America venga oggi costruita e rafforzata.

Regista

Raoul Peck

Attori

Samuel L. Jackson

Durata

93 Minuti

Recensioni


C'è un libro bellissimo che si chiama "Tra me e il mondo", scritto da un autore afroamericano di nome Ta-Nehisi Coates (pubblicato in Italia da Codice Edizioni). Un libro che è l'appassionata e travolgente lettera al figlio di un padre che teme per lui, e che ripercorre la storia della questione razziale negli Stati Uniti e le sue esperienze di nero nella società statunitense. Un libro di grande importanza storica e teorica, ma anche scritto magnificamente, tanto che non riesci a staccartene.
A ispirare Coates per "Tra me e il mondo" era stata la lettura di un altro saggio sullo stesso tema in forma epistolare: "La prossima volta- Il fuoco: due lettere", firmato più di cinquanta anni prima, nel 1963, da un altro importante autore e pensatore nero: James Baldwin.

Non sorprende allora che I Am Not Your Negro, il documentario di Raoul Peck che affronta le questioni spinose e attualissime dell'identità nera e della questione razziale negli States sulla base di un progetto incompiuto di Baldwin - "Remember This House", libro che voleva trattare quei temi a partire dalle vite e dalle morti violente di Malcom X, Martin Luther King Jr. e Medgar Evers - può essere considerato come una prosecuzione, o meglio un antesignano, del testo di Coates.
Se perfino Toni Morrison ha scritto che Coates ha riempito il vuoto intellettuale lasciato dalla morte di Baldwin, si capisce come e quanto i testi dei due autori abbiano in comune, e di conseguenza come il documentario di Peck sia legato a doppio filo a entrambi.

Tutto raccontato attraverso la voce narrante di Samuel L. Jackson che legge brani delle poche pagine di "Remember This House", e completato da interviste e spezzoni televisivi di repertorio, con le immagini di tanti film hollywoodiani a fare da coro e controcanto e contrappunto tristemente ironico alle parole di Baldwin, I Am Not Your Negro riesce a essere tante cose assieme.
Un documento, un manifesto, una lezione di storia, di etica e di pensiero; ma anche il ritratto di una mente acutissima, e di un narratore straordinario, capace di leggere la storia e il suo tempo con grande lucidità e di usare un linguaggio innovativo, empatico e chiarissimo per comunicare il suo pensiero.
Anche in questo senso, Coates è davvero il suo erede.

Anche se non si è neri, né americani (anche se, va detto, americani lo siamo un po' tutti, per via dell'egemonia culturale degli Stati Uniti), è impossibile non lasciarsi trascinare dalla prosa e dalla dialettica di Baldwin. Difficile, anche, trovare delle falle nel suo pensiero: un pensiero che - adottando una estrema e riduttiva semplificazione, di cui mi perdonerete - si basa sull'analisi degli schemi mentali, sociali ed economici che hanno reso e rendono le differenze razziali così sensibili negli Stati Uniti, e le modalità che neri e (soprattutto, purtroppo) bianchi avrebbero a loro disposizione per rompere e ribaltare questi schemi.
Ed è un dolore vedere come, cinquanta anni dopo, Coates riprenda le stesse tesi di Baldwin, arrivando però a una conclusione più amara di quella del suo predecessore: se infatti Baldwin, nonostante gli assassinii dei suoi amici e delle sue speranze, credeva possibile la distruzione della supremazia bianca, per Coates questa è un dato immutabile: contro cui lottare, certo, ma senza vera speranza di cambiamento.

Peck mette la sua regia totalmente al servizio delle parole e del pensiero di Baldwin, ricalcandole la capacità dialettica e affabulatoria: ma il modo in cui accompagna il testo con le immagini è solo in apparenza un pigro esperimento di compilazione cinematografica. Perché se è vero, come Baldwin sosteneva, che Hollywood è sempre stata funzionale al mantenimento della supremazia bianca, e al disinnesco delle paure dei bianchi nei confronti dei neri, e se è vero che, di fronte alla complessità e alla difficoltà della realtà, l'entertainment diventa per il suo spettatore in fuga un corrispettivo delle sostanze stupefacenti, Peck riesce a slegarsi da entrambe queste incombenze.

Non solo I Am Not Your Negro non è funzionale a nulla se non al racconto e al pensiero, ma è anche un prodotto di entertainment che, invece di garantire fuga, aiuta a decodificare e comprendere meglio la complessità del mondo in cui viviamo.
Dandoci così la possibilità di renderlo, forse, migliore.

www.comingsoon.it


Trailer



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Giovedì 1 Giugno 2017 Ore 20:30