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Il diritto di uccidere


Cineforum



Protagonista è il colonnello inglese Katherine Powell, che dirige a distanza un’operazione contro una cellula terroristica che sta progettando un nuovo attentato a Nairobi. Il suo "occhio" sul campo è un drone pilotato in Nevada dal giovane ufficiale Steve Watts. Una volta constatata l'impossibilità di arrestare i ricercati e la conseguente necessità di sferrare un attacco a distanza per eliminarli, entrambi realizzano che anche una bambina innocente finirebbe tra le vittime. Mentre nessun politico nella "war room" londinese vuole prendersi la responsabilità di una decisione spinosa e dei suoi effetti collaterali, una drammatica serie di eventi fa precipitare la situazione.

Regista

Gavin Hood

Attori

Helen Mirren, Aaron Paul, Alan Rickman

Durata

102 Minuti

Recensioni


Col diffondersi del terrorismo globale, coi kamikaze diretti a colpire ovunque, e con lo sviluppo della tecnologia, assieme alle altre attività umane è cambiata drasticamente anche la guerra, quella a cui un tempo il generale prussiano Carl Von Clausewitz aveva dedicato un celebre trattato e di cui, ben prima di lui, il generale cinese Sunzi aveva definito "L'arte". Forse il decisivo punto di svolta è stato proprio l'invenzione dei droni, che ha portato a una guerra combattuta sempre più spesso davanti a computer e a distanza di sicurezza dai suoi effetti e mirata sempre più all'eliminazione fisica dei bersagli, con ampi margini di tolleranza sul numero accettabile dei cosiddetti danni collaterali, ovvero la perdita di vite innocenti nelle vicinanze.

Il diritto di uccidere mette in scena una situazione limite, che serve agli autori per aprire una discussione probabilmente necessaria sull'uso che viene fatto di queste armi e sul pericolo di non porsi limiti nell'usarle. Le moltissime vittime civili colpite in questi attacchi – dati minimizzati dalle fonti ufficiali ma fortunatamente reperibili in internet nella loro reale consistenza – estremizzano secondo molti l'odio e il risentimento da parte delle popolazioni che ne fanno le spese, facilitando il gioco propagandistico di chi è già radicalizzato. Per la comodità e la relativa precisione dei droni, però, soprattutto l'esercito americano si affida sempre più spesso al loro supporto, la ricerca di una soluzione diplomatica non viene nemmeno presa in considerazione e si preferisce uccidere piuttosto che catturare, sacrificando così potenziali fonti di informazione utili per la guerra al terrore.

Questa la situazione ipotetica messa in scena nel film: un'operazione militare in Kenia, sotto il comando del colonnello inglese Helen Powell - in costante contatto con una war room londinese in cui oltre a esponenti del governo siede il generale Frank Benson - segue a Nairobi le mosse di alcuni capi del gruppo terrorista somalo Al- Shabab, con l'obiettivo di catturarli. Le cose cambiano però quando, con l'aiuto dei MAV (Micro Aerial Vehicles, piccoli droni camuffati da animali sviluppati proprio dall'esercito britannico anche se non ancora perfezionati come nel film), riescono ad "entrare" nella casa in cui si trovano i terroristi e a capire cosa sta per accadere. La missione si trasforma: per impedire una possibile strage da parte degli aspiranti martiri, bisogna adesso uccidere tutti gli occupanti della casa, che si trova nei pressi di un mercato locale.

L'arma e l'"occhio nel cielo" di Powell è un drone che trasporta missili di alta precisione, pilotato dal Nevada dal giovane sergente Steve Watts, alla sua prima missione sul campo. Proprio quando viene dato l'ordine di procedere, entra in campo un'imprevista variabile umana. Alla richiesta del pilota di droni di ricalcolare le percentuali di rischio accettabile, prende il via una lotta contro il tempo che chiede a tutti i partecipanti di prendere una decisione difficile e in apparenza impossibile.

È meglio – ci chiede l'autore della sceneggiatura Guy Hibbert – sacrificare con certezza una vita innocente o correre indirettamente il rischio della possibile morte di di molti più civili? Messe di fronte all'immagine dell'innocenza, così tenera e testarda nello svolgere il compito affidatole, le persone coinvolte nell'operazione si dividono. Mentre tra i civili inizia un estenuante gioco a scaricabarile, considerati tutti gli elementi in gioco il colonnello preme per una decisione che appare sempre più inevitabile.

Sono molte le domande poste dal film, che procede con una tensione crescente ben costruita e in grado di coinvolgere lo spettatore, anche se non mancano i momenti di alleggerimento (non sempre riusciti o necessari), come la parte in cui il ministro degli esteri britannico (Iain Glen, qua lontano dalle pene d'amore per la sua Kahleesi ma pur sempre nei guai) è vittima di un'intossicazione alimentare che ne offusca le capacità decisionali. È interessante il contrasto tra il pragmatismo americano, a cui interessa solo eliminare dei nomi sulla sua kill list, e il maggior senso di responsabilità del vecchio continente, che confina spesso con la paura di fare una figuraccia agli occhi del mondo.

Il limite del film, semmai, sta nell'essere costruito con la tipica struttura del "what if", che lo rende meno realistico di quanto ambirebbe ad essere. Ma gli attori sono bravi (Helen Mirren è perfetta nella parte ed è impossibile non commuoversi pensando a quanto ci mancherà Alan Rickman, a cui il film è dedicato) e Gavin Hood, noto attore e regista sudafricano (X-Men le origini: Wolverine e Ender's Game), che qui ha anche il ruolo del tenente colonnello, è bravo ad amalgamare tutti gli elementi in gioco senza perdere in coerenza e ritmo.

Temiamo che in un periodo storico in cui "le rivoluzioni partono da Youtube", come dice il colonnello, la guerra più lontana da noi è perfettamente visibile a ogni ora in tutti i suoi dettagli e le vittime innocenti vengono colpite ovunque a tradimento anche in nazioni in pace, nemmeno la presenza di una bambina fermerebbe anche solo per un attimo la mano armata. Ma fermarsi a osservarla e conoscerla, ricordando che è una creatura in carne e ossa, in questo mondo in cui tutto sembra diventato virtuale, fa pensare, e pensare non è mai sbagliato.

www.comingsoon.it


Trailer



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Mercoledì 13 Settembre 2017 Ore 20:30