Cinema David
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Il mio profilo migliore


Rassegna di qualità


Il Mio Profilo Migliore, il film diretto da Safy Nebbou, è la storia di una donna di mezza età, Claire, ma anche nell'odierno mondo del web e dei social network. Con due figli, separata e fidanzata con Ludo, Claire teme che il suo uomo, più giovane di lei, possa tradirla. Decide di iniziare a spiarlo e vede in Facebook un modo efficace per testare la sua fedeltà. La donna crea un profilo falso, fingendosi Clara, una 24enne molto sensuale e affascinante. Ma il fake account si rivela una trappola per se stessa, quando conosce sul web Alex, un amico di Ludo. Quella che era un'innocua chat si trasforma in telefonate notturne fino a che tra il ragazzo e la cinquantenne sboccia qualcosa, un'attrazione o un sentimento che rimangono però nel mondo virtuale dei social media.
La conoscenza di Alex sembra riportare la donna indietro nel tempo, a quando era una ragzza e ben presto si ritrova a confessare al giovane se stessa, come mai avrebbe fatto con uno sconosciuto. Clara aka Claire per la prima volta dopo tanto tempo è felice e innamorata, ma questo sentimento vero è costruito su una bugia e sulla falsità. Claire confesserà la sua identità o lascerà che il suo alter ego Clara venga insabbiato dalla rete del web?

Regista

Safy Nebbou

Attori

Juliette Binoche, François Civil, Guillaume Gouix, Charles Berling, Nicole Garcia, Claude Perron

Durata

101 Minuti

Recensioni


Il cinema francese conferma la sua capacità di raccontare storie di donne adulte, definiamole pure di mezza età, come e più di ogni altra cinematografia. Del resto, con una serie di interpreti sui cinquant'anni come quelle francesi, sarebbe assurdo non confezionare per loro personaggi che possano creare identificazione in un pubblico variegato, e non solo giovanissimo, come quello francese. Juliette Binoche è sicuramente una di queste, sempre in prima fila quando si tratta di farsi conquistare da personaggi di spessore, a prescindere dalla quantità di trucco o dall'età. In Celle que vous croyez, Who You Think I Am si confronta con un rapporto molto virtuale, e come tale identificato generalmente con la giovani generazioni, come quello nato e proseguito via messenger, fatto di ore di chat e poi di telefonate, rimanendo rigorosamente esclusa la frequentazione nella vita reale.

Tutto nasce per gioco, con la cinquantenne Claire che si inventa un profilo facebook finto, quello della poco più che ventenne Clara, per sorvegliare il suo ben più giovane amante Ludo, troppo distante e indifferente per i suoi gusti. Il caso vorrà che invece sarò il suo altrettanto giovane amico e coinquilino, Alex, seducente fotografo agli inizi, a diventare l’altra metà virtuale, ma non di minore intensità rispetto a una relazione in carne ed ossa. Claire sembra ridiventata improvvisamente giovane, “non mi sentivo, ma ero proprio diventata una ventiquattrenne”, cadendo vittima di tutti i comportamenti tipici di un adolescente dal fresco innamoramento, capovolgendo la consueta critica della madre di famiglia nei confronti dei figli sull’abuso dei social, e della virtualità. Qui i figli ci sono, sono due, mentre il marito è ormai ex, e sembrano loro quelli maturi alle prese con una (neo) ragazzina dai comportamenti irrazionali. Il film delinea in questo modo un ritratto libero e non banale di una donna di cinquant’anni alle prese con una nuova, seppure quasi adolescenziale, sessualità.

Sono questi i momenti più riusciti di Celle que vous croyez, giocati sulla leggerezza di una donna passionale che riconquista una nuova consapevolezza nel rapporto col proprio corpo, pur scoprendosi capace di sedurre senza utilizzarlo, o meglio utilizzando le foto di qualcun altra. Almeno è questo che dice alla rigorosa analista a cui racconta la sua storia, interpretata dalla regista Nicole Garcia.

Un rapporto, fra le due, che nella seconda parte del film si fa più fitto, mentre si svela il gioco centrale di questa storia, adattamento di un romanzo di Camille Laurens; quello della sincerità e della menzogna. Con il delinearsi e il complicarsi della storia così rievocata, quindi, di perde quell’atmosfera giocosa e maliziosa, così ben adatta alla Binoche. A prevalere è un registro da thriller, inserito in quel filone da deriva psicanalitica che il cinema francese ha troppo spesso abusato. Entrano in gioco il senso di colpa e un moralismo di fondo, in un racconto che si fa meno lineare, spostando il suo interesse sulla narrazione stessa, sulla menzogna e sulla manipolazione reciproca fra una paziente e la sua analista. Peccato, sono territori ben più frequentati, quelli fatti di un colpo di scena dopo l’altro sciorinati con la velocità di una correzione a matita, mentre la Binoche si lascia andare a qualche pianto di troppo, esagerando quell’auto compatimento che talvolta ha segnato le interpretazioni meno riuscite dell’attrice francese, che ormai sembravano essere definitivamente lontane nel tempo.

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Trailer



Orari degli spettacoli


Giovedì 6 Febbraio 2020 Ore 20:30