Cinema David
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Il prigioniero coreano


Rassegna di qualità


«Fai attenzione: oggi la corrente va verso Sud», lo avvisa una sentinella, ma a fare attenzione, a farne sempre molta, il pescatore Nam Chul-woo ci è abituato. Del resto, non puoi permetterti distrazioni quando abiti in un villaggio della Corea del Nord e ti muovi ogni giorno sulla linea di confine. Confine d’acqua, nel caso di Nam, ed è proprio l'acqua a tradirlo: una delle reti, infatti, si aggroviglia attorno all’elica della sua piccola barca, il motore si blocca e la corrente che «va verso Sud» trascina lentamente (inesorabilmente) il povero Nam in zona nemica... Si apre così Il prigioniero coreano, attesissimo ritorno di Kim Ki-duk alla narrazione politica. Un dramma che sviluppa e moltiplica il tema del doppio, così com'è doppia la Corea, raccontando intensamente una grande storia collettiva attraverso la storia (l'innocenza) di un singolo individuo. Riuscirà Nam, dopo pressanti interrogatori, a convincere le forze di sicurezza sudcoreane di non essere una spia? Ma soprattutto: riuscirà Nam, dopo il proprio faticoso rilascio, a convincere il potere nordcoreano della propria integrità?E' rimasto ancora quello che era, cioè un bravo cittadino devoto, o l'infezione del capitalismo («Più forte è la luce, più grande è l'ombra») lo ha contaminato per sempre? Lontanissimo dalle tinte forti dell'Isola o di Moebius, Kim Ki-duk parla del presente, parla di una nazione divisa e in perenne stato di guerra, utilizzando – ovviamente a modo suo – la grammatica del thriller.

Regista

Kim Ki-duk

Attori

Ryoo Seung-Bum, Lee Won-geun, Kim Young-min, Guyhwa Choi

Durata

114 Minuti

Recensioni


Non si salva nessuno, o quasi, nel nuovo film di Kim Ki-Duk. Perché da un lato e dall'altro della frontiera che separa le due Coree (quella dittatoriale e repressiva di Kim Jong-un e quella capitalista del Sud) mali e storture speculari ma ugualmente nocive schiacciano l'individuo. O almeno, schiacciano il povero pescatore che vive nei pressi del confine e che, per una banale avaria del fuoribordo della sua barchetta, scivola verso una democrazia che non ha mai bramato e che lo accoglie come una spia.
Il prigioniero coreano non ha nulla del cinema più filosofico e metafisico del suo autore, ma è tutto ancorato alla realtà, alla politica, alla condizione umana più immediata, fisica e materiale. Non ci sono tocchi autoriali, né particolari raffinatezze cinematografiche o psicologiche, nel film di Kim. C'è però, forte, il senso di oppressione e claustrofobia legato a questo sventurato pescatore che a Seoul vogliono per forza incasellare come spia nel migliore dei casi (per loro), costringere alla diserzione nel peggiore (sempre per loro).
C'è il racconto della dignità di un uomo che sa di essere in un vicolo cieco ma che non vuole piegarsi, cercando disperatamente una via d'uscita, un ritorno a casa e alla famiglia che lo farà scontrare con le aggressive diffidenze del regime prima e con la disillusione di tutto un sistema di vita e di pensiero poi.
Un po' scolastico, a tratti eccessivamente sottolineato, popolato di figure un po' stereotipate, Il prigioniero coreano riesce a essere fortemente anti-comunista da un lato e velenosamente critico col sistema liberale e capitalista dall'altro, pur riconoscendo l'imprescindibilità della libertà e della possibilità del benessere. Ma allo stesso tempo, individua nei bisogni e negli affetti primari del suo protagonista l'unica forma di umanesimo e di umanità comprensibile e possibile.
Destinata però, schiacciata dalle forze che lo contrastano. Fino a una conclusione drammatica e fatale.

www.comingsoon.it


Trailer



Orari degli spettacoli


Giovedì 7 Giugno 2018 Ore 20:30
Giovedì 3 Gennaio 2019 Ore 20:30