Cinema David
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Jackie


Jacqueline Kennedy aveva solo 34 anni quando suo marito venne eletto Presidente degli Stati Uniti. Elegante, piena di stile ed imperscrutabile, divenne immediatamente un'icona in tutto il mondo, una delle donne più famose di tutti i tempi, Il suo gusto nella moda, negli arredi e nelle arti divenne per molti un modello da imitare. Poi, il 22 Novembre 1963, durante un viaggio a Dallas per la sua campagna elettorale, John F. Kennedy venne assassinato e l'abito rosa di Jackie si macchiò di sangue. Quando Jackie salì sull'Air Force One per tornare a Washington, il suo mondo - così come la sua fede - erano andati in pezzi. Sotto choc e sconvolta dal dolore, nel corso della settimana successiva fu costretta ad affrontare momenti che non avrebbe mai immaginato di dover vivere: consolare i suoi due bambini, lasciare la casa che aveva restaurato con grande fatica e pianificare le esequie di suo marito. Jackie capì subito però che quei sette giorni sarebbero stati decisivi nel definire non solo l'immagine e l'eredità storica di John F. Kennedy, ma anche come lei stessa sarebbe stata ricordata.

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Jackie

Regista

Pablo Larraín

Attori

Natalie Portman, Peter Sarsgaard, John Hurt, Billy Crudup, Greta Gerwig, Max Casella, Beth Grant

Durata

99 Minuti

Recensioni


L'approccio di Pablo Larraín a Jacqueline Kennedy non è quello di un biografo. Non è nemmeno quello di una persona che ha intenzione di decifrare l'enigma di una donna complessa e poco decifrabile, lavorando anzi sulle sue zone d'ombra e sulle sue contraddizioni umane e comportamentali e utilizzandole per regalare al suo film la stessa gamma di sfumature e di sfaccettature. 
 Di Jackie, Larraín abbraccia il mistero, potente e seduttivo, così femminile, così universale: quel mistero che si fa mito, e quel mito che serve alla costruzione delle icone e del potere. 
Apparentemente fragile e insicura, perfino nel momento di gloria del White House Tour trasmesso dalla CBS, la Jackie del cileno è capace di durezza e determinazione, che nel film emergono nell'organizzazione e nella gestione dei funerali del marito alla Casa Bianca come nel confronto con un giornalista che la intervista in casa. Ma non per questo, e in entrambe le situazioni, non mostra crepe dalla quale filtra senza vergogna tutto il suo dolore e lo sconcerto per la tragedia che ha subito e alla quale ha assistito da protagonista. 
Che si tratti degli arredi della dimora presidenziale, del suo abbigliamento o della necessità di tenere in vita (e, anzi, amplificare) il mito di JFK, Jackie appare come una formidabile spin doctor di sé stessa e del defunto marito, una figura tanto più apparentemente refrattaria quanto più consapevole di fronte ai meccanismi e alle esigenze della comunicazione. E, quindi, del potere. 
Jackie, allora, non è solo un proseguimento ideale di Neruda, altra ricognizione biografica che col potere e la politica aveva molto a che fare, ma anche di No - I giorni dell'arcobaleno, reso ancora più efficace dalla personalità della sua protagonista, dai suoi chiaroscuri replicati nella fotografia e nella recitazione, dalla distinzione - a tratti netta, altre sfumata e impercettibile - tra la sua dimensione pubblica e la sua dimensione privata. Dimensioni che, in dei funerali entrati nella storia, sono arrivate a coincidere in maniera dirompente. 
In Jackie la questione nodale è appunto quella della rappresentazione, messa in crisi e rilanciata da circostanze straordinarie che hanno portato a sovrapposizioni elettriche e irrisolte tra lo spazio pubblico e lo spazio privato, le cui energie si sono sommate per poi dividersi di nuovo, inevitabilmente contaminate e trasformate: per far sì che il mito esista. Il mito di una presidenza, il mito di una donna, di un matrimonio, di un potere. Di una vita che rimane un mistero.

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Orari degli spettacoli


Giovedì 6 Aprile 2017 Ore 20:30