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La tartaruga rossa


Incontro con...



La Tartaruga Rossa racconta le grandi tappe della vita di un essere umano, attraverso la storia di un naufrago su un'isola deserta popolata di tartarughe, granchi e uccelli.

Nella prima parte La tartaruga rossa di Michael Dudok De Vit è uno straordinario esercizio di cinema, che gioca sul sensoriale, sul suono e sull'immagine, per annullare la barriera dello schermo e farci vivere direttamente la natura. Un'esperienza rara, preziosa, per certi versi stupefacente. Procedendo, l'esperimento si trasforma in una fiaba un po' più didascalica, con una colonna sonora preponderante e un simbolismo che appesantisce leggermente la semplicità diretta delle prime battute. La tartatuga rossa rimane comunque un film degno del tempo di ogni appassionato di cinema, sublimato dalla coraggiosa scelta di rinunciare ai dialoghi e alle parole.

Regista

Michael Dudok de Wit

Durata

80 Minuti

Recensioni


Un uomo naufraga su un'isola deserta. Sulle prime cerca di fuggire, ma c'è un animale a impedirgli di prendere il largo: una tartaruga rossa. Una parte di lui forse capisce perché lo fa.

Veterano classe 1953, l'olandese Michael Dudok de Wit vinse meritatamente nel 2001 l'Oscar per il miglior cortometraggio animato, con lo straziante Father and Daughter, che a sua insaputa stava suscitando l'ammirazione del celeberrimo Studio Ghibli, nella persona del maestro Isao Takahata. Il passaggio dalla forma del cortometraggio a quella del lungo non poteva avvenire con padrino migliore: Takahata si è fatto mentore di questa produzione europea, che De Wit ha diretto da solo, con animazioni (al 90% a mano libera) dello studio Prima Linea.

All'incirca il primo terzo di La tartaruga rossa sarebbe da incorniciare, da collolocare nella storia dell'animazione: la stentata sopravvivenza del protagonista, il suo subire la natura e i rumori che manifesta (superbo il sound design), il suo scontrarsi metafisico con la tartaruga rossa emozionano come raramente accade, non solo nell'ambito dell'animazione, ma dell'arte cinematografica in generale. Il film è interamente privo di dialoghi, narrato solo con le immagini e col suono, e questa parte introduttiva riesce ad andare oltre la ricerca più classica dell'emozione di molti cortometraggi, inclusi quelli del regista. Colpisce nel segno il modo in cui gli ambienti, nella stilizzazione pittorica memore della tradizione giapponese, riescano a trasmettere una sensazione di realismo pari se non superiore a quella di un documentario: stesso discorso vale per i personaggi, concretissimi pure in uno stile gentile da linea chiara alla Hergé. La tartaruga rossa parte come un'esperienza vera.

Ma non prosegue alla stessa maniera. Un evento di natura spudoratamente magica trasforma l'esperienza sensoriale in una fiaba più didascalica di quel che ci si aspetterebbe da un inizio così folgorante. Non sarà per tutti un difetto, perché De Wit mantiene saldo il timone del significato: la necessità di un'unione con la natura eterna come la tartaruga, che non capisce perché pensiamo di poterne fare a meno. Era però un significato che all'inizio del film era veicolato da un cinema che ci metteva sul serio a contatto con l'aria, l'acqua, la luce, la morte. Una fiaba, per quanto elegante e preziosa, porta invece più il marchio dell'essere umano, della sua necessità di interpretare, di dare significato a quello che invece semplicemente è, di creare metafore e allegorie, ed è quindi meno dirompente. A riprova, l'enfasi sugli effetti sonori cede via via il passo a un commento musicale molto più prevedibile.

La tartaruga rossa avrà di certo uno stuolo di sperticati ammiratori, e non potremmo dare loro torto: solo viene spontaneo cercare il pelo nell'uovo quando ci si para davanti un talento creativo come quello di De Wit, che dovrebbe comunque intercettare l'interesse di tutti gli amanti del buon cinema.

www.comingsoon.it


Trailer



Orari degli spettacoli


Sabato 1 Settembre 2018 Ore 20:30