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Le Mans '66 - La Grande Sfida


Le Mans '66 - La Grande Sfida, film diretto da James Mangold, racconta la storica battaglia tra le case automobilistiche Ford e Ferrari per vincere la famosa gara endurance di auto sportive, nota come 24 Ore di Le Mans. Nel 1963 la Ford Motor Company contatta Enzo Ferrari per un possibile acquisto, ma l'italiano interrompe presto i rapporti, quando capisce che nell'accordo è incluso anche la Scuderia Ferrari.
Enzo non è d'accordo, le sue auto, dopo la vittoria del 1958 alla 24 Ore di Le Mans, si aggiudicano il primo posto in ogni gara dal 1960 al 1965. Ma Henry Ford II non perdona questo rifiuto e incinta il suo team, composto da ingegneri e designer, a costruire un'automobile più veloce e in grado di sconfiggere la Cavallino Rosso nella corsa del '66. Da qui ha inizio la rivalità tra Ford e Ferrari.
A capo della squadra di ingegneri incaricati di realizzare il prototipo c'è il visionario Carroll Shelby, vincitore di La Mans nel 1959 e costretto da una patologia cardiaca ad abbandonare le corse. Reinventatosi designer e progettista, Shelby viene ingaggiato da Ford per portare qa compimento la sfida che ha lanciato con se stesso e con Ferrari. Il progettista ha anche l'uomo giusto per la nuova auto, il suo collaudatore Ken Miles, un pilota inglese dal temperamento arrogante, ma dotato di gran talento. Insieme i due uomini combattono contro le interferenze dell'azienda per creare un modello che rivoluzioni le leggi della fisica e riesca a superare la Ferrari al Campionato mondiale del 1966. È così che, da una resa dei conti e una brama di vittoria, è nata la Ford GT40, ma a quale prezzo?

Regista

James Mangold

Attori

Christian Bale, Matt Damon, Jon Bernthal, Caitriona Balfe, Noah Jupe, Josh Lucas, JJ Feild, Tracy Letts, Ray McKinnon, Marisa Petroro

Durata

152 Minuti

Recensioni


Altro che Ford contro Ferrari, come suggerito dal titolo originale. Nel nuovo film di James Mangold la Ferrari c'entra pochissimo, ha un ruolo più che marginale, e lo stesso vale per il suo fondatore, il Commendatore Enzo qui interpretato da Remo Girone, che cerca con fatica di acchiapparne un poco del carisma e del caratteraccio, impresa improba per chiunque.
Anzi, verrebbe quasi da pensare che il Drake di Maranello si stia rivoltando nella tomba da quanto poco incide sulle vicende di questo film, che peraltro rievoca uno storico smacco subito dalla sua Scuderia.
Ma d'altronde, questo è un film di americani, e cosa vuoi che gliene importi giustamente agli americani del Mito di Enzo Ferrari. Questo è un film di americani e americano, americano fino al midollo. Tanto americano da aver portato il genere cinematografico americano per eccellenza, il western, negli anni Sessanta del Ventesimo secolo, tra auto da corsa, piste, prototipi, chiavi inglesi, benzina e pneumatici.

Il conflitto di Le Mans '66 - La Grande Sfida è quella tra i due protagonisti Carroll Shelby e Ken Miles - piloti, meccanici, appassionati di velocità ma soprattutto veri cowboy che hanno scambiato i cavalli con le auto da corsa - e il mondo spietato del Capitale incarnato nella Ford, nella grande corporation, nel suo pingue titolare e nei suoi innumerevoli executive, tutti (o quasi) pronti a ogni nefandezza per difendere le logiche dell'industria, della pubblicità e del marketing. In una parola, del denaro.
E non è un caso che, invece, la domanda che risuona all'inizio e alla fine del film riguardi invece l'identità, l'intimo del soggetto.

Il grande paradosso del western e del mito della Frontiera è sempre stato quello di aver esaltato e reso fondativi dell'essere americani un individualismo quasi anarchico, che però il sistema è alla fine stato in grado di incanalare dentro le sue esigenze e le sue logiche, che poi sono appunto quelle del capitalismo. E quindi, ecco che il film di Mangold, raccontando una pagina di sport divenuta mito e storia, racconta esattamente questa contraddizione: l'attrito tra l'individualismo anarchico del singolo, e le esigenze di un sistema altrettanto individualista, e spietato con chi vuole contraddirne i meccanismi e compromettere le esigenze.

Non c'è però da spaventarsi: James Mangold è sempre stato prima di tutto un grande narratore di storie e di personaggi, e alla fine Le Mans '66 funziona anche se, messe quelle riflessioni da parte, si guardano solamente loro: i protagonisti, gli uomini, gli esseri umani. Funziona nel raccontare l'ossessione di chi ha scelto la velocità come mestiere, che si traduce in una ricerca quasi mistica di perfezione. Funziona nel ritrarre un momento di grande epica sportiva senza mai scadere nella retorica a buon mercato; come tutt'altro che retorica e la sotto-trama che riguarda il rapporto di Ken Miles con la sua famiglia, e con suo figlio in particolare.
Sta in piedi e funziona perché Mangold è un bravo affabulatore, uno che porta avanti con coerenza un'idea classica e romantica di cinema, e l'attenzione all'elemento umano - quello che oramai, nel mondo delle corse, è infinitamente meno influente di allora - la dimostra anche nel modo in cui sceglie e dirige gli attori.

Matt Damon e Christian Bale, certo, col primo solido e centrato, ma capace di guizzi inaspettati esattamente come Shelby, e il secondo che gioca sul filo dell'eccesso senza mai esagerare proprio come il suo Ken Miles in pista. Ma ci sono anche comprimari notevoli: da Tracy Letts che fa Henry Ford II, a Josh Lucas e Jon Bernthal nei panni di Leo Beebe e Lee Iacocca, passando per Caitriona Balfe e Ray McKinnon (moglie di Miles la prima, braccio destro di Shelby il secondo).
Remo Girone, anche, certo: ma il suo Enzo Ferrari sta troppo a guardare. Il Drake non sarebbe stato contento.

www.comingsoon.it


Trailer



Orari degli spettacoli


Sabato 14 Dicembre 2019 Ore 20:30
Domenica 15 Dicembre 2019 Ore 20:30