Cinema David
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Silence


Due padri gesuiti portoghesi vengono a conoscenza dell'atto di abiura fatta dal loro mentore, padre Fereira, in Giappone. Decidono, pertanto, di partire per il paese asiatico per ritrovarlo. Giunti in Giappone, incontrano le comunità cattoliche che professano la loro fede di nascosto e si uniscono a loro svolgendo il proprio ministero. Verranno presto a conoscenza, e ne saranno vittime, delle tremende persecuzioni che lo shogunato applica ai danni dei convertiti al cristianesimo.

it.wikipedia.org

Silence

Regista

Martin Scorsese

Attori

Adam Driver, Andrew Garfield, Liam Neeson, Ciarán Hinds, Issey Ogata, Tadanobu Asano, Shinya Tsukamoto, Ryô Kase

Durata

161 Minuti

Recensioni


Lo ha detto lui, Martin Scorsese himself, che se Silence tratta questioni di scottante attualità, nell'era dell'ISIS e dei Trump, è una coincidenza. Perché il film - a lungo cercato, studiato, ostinatamente voluto - sarebbe potuto anche arrivare qualche anno fa: in un momento storico non lontanissimo eppure diverso; un momento dove la questione dello scontro tra culture e fedi, della volontà di conquista e degli arroccamenti integralisti, era ancora in una fase meno esplosiva e borderline col disastro.
E allora facciamo come dice lui: limitiamoci a considerare Silence fuori da ogni contingenza temporale, come un film che si occupa di faccende spirituali (ma secolari, nel senso che son secoli che si affrontano) riguardanti l'eterno dialogo tra l'uomo e la fede, le sue manifestazioni, la sua interiorizzazione. Il film di un regista che il rapporto con la Chiesa e il Divino l'ha sempre messo dentro i suoi film, e quasi sempre in maniera conflittuale, lacerante, ossessiva.
Da questo punto di vista, Silence non fa eccezione. Il racconto del viaggio in terra giapponese del giovane padre gesuita Sebastião Rodriguez - viaggio che è un po' ricerca di un mentore perduto, un po' missione evangelica, e che si trasforma in una via Crucis che lo metterà di fronte alle complessità e alle contraddizioni del suo agire - ossessivo lo è di certo. Conflittuale e lacerante, non parliamone nemmeno: almeno per i suoi protagonisti.

Nel personaggio di Andrew Garfield, Scorsese sintetizza e tensioni, facendone l'esploratore del (suo) rapporto con la religione.
Padre Rodriguez prega, piange, ama, soffre. Benedice, dice messa, comunica e confessa. Si esalta e si commuove di fronte alle comunità che tengono accesa la fiammella della fede in Cristo, nonostante le repressioni cruente del governo nipponico che l'avversa; si dispera quando i "suoi" fedeli muoiono da martiri, mentre lui si nasconde, per sopravvivere in nome della sua missione.
Padre Rodriguez fugge, patisce il freddo, la fame, il caldo, la sete: la sua è una vera via Crucis. Tanto che vede- letteralmente - il volto di Cristo riflesso nel suo. Si sente prescelto, messo alla prova; accarezza con vanità e allucinata perversione il pensiero del martirio, dell'essere il prescelto per un nuovo amaro calice.
Tutto ripiegato su sé stesso, sulla sua personale visione di Dio e del suo calvario, patisce la sofferenza altrui da lui causata ma ne è spettatore; in fondo, la considera il prezzo da pagare per la sua missione e la sua fede, assolvendosi da ogni peccato con più indulgenza di quanto assolva - con fastidio crescente - il fragile Tadanobu Asano, che abiura ogni volta che vede la sua vita in pericolo.
Padre Rodriguez soffre, e pensa gli si possa aprire la via al misticismo grazie a questo, e non lascia spazio alla Misericordia se non in extremis, quando cede ai suoi persecutori per salvare vite innocenti, abiurando formalmente il suo credo: calpestando, letteralmente, un'immagine sacra. Ma, anche in quel caso, il suo gesto è vissuto quasi egoisticamente, stoicamente: è la sua croce.
La sua prospettiva cambia solo quando ritrova un maestro che lo mette di nuovo di fronte a sé stesso, non all'immagine cristologica che di sé ha avuto, e alla natura violenta e arrogante dell'imperialismo missionario. Un incontro che lo ridimensiona, lo turba, lo relativizza; che gli illustra nuove possibilità (per quanto obbligate) nel nome di un apertura mentale e di un ripiegamento nel privato che sono possibilità di accrescimento e illuminazione.

Ma davvero il senso di Silence è tutto qui? Davvero la montagna del cammino arduo e della mortificazione dello spirito e della carne, attraverso le scelte fatte e quelle ignorate, ha partorito il topolino del relativismo culturale? Di una fede che può e deve essere vissuta come fatto privato, rinunciando a tutti i suoi segni esteriori, alla Chiesa delle icone e dei sacramenti e degli ordini, e che proprio per questo rimane sempre forte dentro di noi? Davvero il lato buddista di Scorsese arriva a prevalere sul formalismo cattolico, e propone, semplicemente, il monachesimo interiore come sostituzione unica e possibile della militarizzazione gesuita della fede?
Sì, sembra proprio che sia così.
Certo, oggi tutto questo - che pure a prima vista, perlomeno da un punto di osservazione laico, appare ovvio e scontato - è molto importante.
Certo, tutto questo è il punto di arrivo del percorso spirituale di un uomo costato anni di riflessioni e forse patimenti.
Le conclusioni di un film come Silence, e la sua narrazione così intransigente, sollevano però dei dubbi. Perché la fede è un fatto così privato, se è nel Silenzio che va coltivata, e se la Misericordia è la virtù (umana prima ancora che spirituale) da preservare e anteporre, non è del tutto chiaro il motivo per il quale Scorsese abbia voluto dare pubblica e sacrale messa in scena a questo discorso. Una messa in scena lineare e ostica, priva di qualsiasi guizzo che possa dare adito ad accuse di barocchismo o manierismo, scorsesianamente monacale; che nella sua faticosa ripetizione e nella sua eccessività spirituale, non fa sconti allo spettatore.
Scorsese, non a torto, pensa probabilmente che non ci sia illuminazione senza fatica, ma l'impressione è che - per quanto in buona fede - abbia abbondato con la seconda per mascherare la debolezza della prima. E la fatica di Silence, fisica e mentale, non si risolve nemmeno quando i nodi arrivano al pettine.

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Venerdì 17 Febbraio 2017 Ore 20:30