Cinema David
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Son of man


Cineforum


Se la storia biblica della vita di Gesù Cristo ti sembra senza tempo, ecco altre prove che hai ragione. "Son of Man", un film in lingua Xhosa sudafricana in cui la storia del Nuovo Testamento di Gesù è adattata all'odierna Africa. Ed è tradotta sorprendentemente bene. Il regista Mark Dornford-May (il cui ultimo film è un adattamento africano di "Carmen") trova molti parallelismi tra i Vangeli e l'Africa del XXI secolo. L'ambientazione è una fittizia nazione subsahariana chiamata Giudea dove signori della guerra, dittatori e carestie sono la regola. Erode, il sovrano, sovrintende una milizia fascista ed è paranoico su insorti e ribelli, così la gente comune è pronta ad ascoltare quando Gesù predica un vangelo di pace e pacifismo. Proprio come nella Bibbia, il Gesù africano non trova carenza di persone povere e affamate e desiderose di ascoltare un messaggio di speranza. L'Africa è raffigurata come intrappolata tra tradizionalismo e modernismo; le notizie dei miracoli di Gesù si diffondono attraverso filmati e attraverso murales colorati che gli abitanti del villaggio dipingono sui muri. Nella storia della donna colta in flagrante adulterio, i cittadini che avrebbero dovuto giustiziarla non lo fanno per la sua immoralità, come fanno nei Vangeli, ma per il fatto che nel mondo moderno la promiscuità diffonde malattie. Gli apostoli di Gesù sono ex insorti e guerrieri ai quali ha chiesto di deporre le armi. Un paio di loro sono donne, il che è un cambiamento logico rispetto al materiale originale. È interessante il fatto che Dornford-May non enfatizzi la divinità di Gesù tanto quanto la sua leadership, il buon senso e la compassione. Non c'è dubbio sulla divinità di Gesù nel film, però. La tradizionale musica tribale africana, la danza e i costumi sono impiegati nel culto di lui, ed è un commovente contrasto con la morte e il caos che governano le vite quotidiane della gente.